Pentaho 11 non è solo una nuova versione: è il passaggio da una suite fatta di tool desktop separati a una piattaforma unificata, web-centrica, pensata per team distribuiti e processi più collaborativi. Nell’articolo di overview abbiamo visto le principali novità della release, mentre nel secondo approfondimento ci siamo concentrati su come funziona la nuova interfaccia web.
Resta però una domanda molto concreta per chi usa Pentaho da anni: come si migra da una versione precedente a Pentaho 11 senza stravolgere i progetti esistenti?
In questo articolo proviamo a rispondere, con un focus su retrocompatibilità, parallelismo tra strumenti desktop e moduli web, e qualche considerazione onesta su dove la 11 è già matura e dove richiede ancora un po’ di cautela.
Da dove si parte: il contesto della migrazione
Prima di parlare di tool, dobbiamo chiarire un punto: Pentaho 11 è una release LTS pensata per durare nel tempo e viene accompagnata da uno strumento ufficiale di upgrade a partire dalle versioni più recenti (8.3+), con percorsi supportati e non improvvisati. Questo significa che la migrazione non è un “progetto a mano” da inventarsi ogni volta, ma un processo guidato che parte da una base di compatibilità ben definita.
Detto questo, ogni installazione ha la sua storia. Prima di premere “upgrade” è utile fare almeno tre verifiche rapide:
- – Qual è la versione di partenza (8.x, 9.x, 10.x) e quali patch sono installate.
- – Quanto è stato personalizzato l’ambiente: plugin custom, step proprietari, estensioni in Java, ecc.
- – Quali sono i processi davvero critici (job schedulati, flussi notturni, report regolamentari) che non possono permettersi sorprese.
Solo su questa base ha senso decidere quanto essere aggressivi nel passaggio al modello web: in alcune realtà sarà immediato iniziare a usare i nuovi moduli, in altre servirà una fase più lunga di coesistenza con i tool desktop.
Retrocompatibilità: continuità prima, nuovi moduli poi
Una delle paure ricorrenti quando esce una nuova release è: “quante cose si romperanno?”. Nel caso di Pentaho 11, il messaggio è piuttosto chiaro: prima di introdurre nuove modalità di lavoro, la release cura la continuità con gli asset esistenti.
Questo si vede su più livelli:
- – Pentaho Data Integration (PDI) continua a supportare job e trasformazioni sviluppati con le versioni precedenti, mantenendo la stessa struttura XML e gli stessi concetti base.
- – Spoon e gli altri design tool desktop non spariscono: sono ancora installabili e supportati, così come i progetti che li utilizzano.
- – Il nuovo Pipeline Designer e il Semantic Model Editor nascono già pensando alla retrocompatibilità con gli oggetti creati in Spoon, Schema Workbench e Data Source Wizard.
In pratica, Pentaho 11 non chiede di riscrivere i flussi o i modelli Mondrian per poter usare la nuova versione. Mette però davanti a una scelta: continuare a lavorare solo con gli strumenti desktop storici oppure iniziare a spostare gradualmente il baricentro sul web.
Spoon vs Pipeline Designer: stesso lavoro, modo diverso
Per molti team, Spoon è sinonimo di Pentaho Data Integration. La domanda chiave è quindi semplice: che cosa cambia, nel concreto, passando a Pipeline Designer?
Cosa cambia davvero
- – Ambiente di lavoro: Pipeline Designer gira in browser, non richiede installazioni locali e facilita collaborazione su ambienti condivisi (dev/stage/prod) senza dover allineare decine di client desktop.
- – Gestione dei progetti: i Project Profile permettono di raggruppare trasformazioni, job, connessioni e parametri in unità logiche, migliorando il passaggio tra ambienti e supportando scenari DevOps più evoluti. Questa funzionalità è per ora disponibile solo da desktop, ma l’interfaccia web di Pipeline Designer è già predisposta per gestirla.
- – Accesso remoto: lavorare da remoto su pipeline ospitate in un server centrale diventa la norma, non l’eccezione gestita a colpi di VPN e Spoon installato sul portatile.
Cosa resta uguale
- – La logica di base delle pipeline è invariata: trasformazioni e job restano gli stessi, con la stessa semantica degli step di PDI.
- – Pipeline Designer è in grado di aprire e gestire i flussi esistenti, senza richiedere riscrittura.
- – I concetti operativi (variabili, parametri, logging, scheduling) restano familiari, anche se la UI cambia volto.
Dal punto di vista di chi sviluppa ETL, non è quindi un cambio di strumento nel senso “butto via Spoon e imparo qualcosa da zero”, ma un passaggio a un ambiente che fa le stesse cose con una UX pensata per il browser.
Dove serve prudenza
Per onestà, va anche detto che Pipeline Designer non è (ancora) la copia carbone di Spoon: alcune funzionalità di nicchia o step molto specifici potrebbero non essere immediatamente disponibili con la stessa profondità nel designer web, ad esempio alcune delle funzionalità che Spoon mette a disposizione con il click destro sugli step ancora non sono complete. Ragionamento simile per chi ha script customizzati o automazioni strettamente legate a Spoon (per esempio, avvii in headless di trasformazioni particolari), che dovrà pianificare la transizione con test mirati.
Come consulenti una buona strategia che ci sentiamo di proporre può essere questa: usare la nuova versione per eseguire i flussi esistenti così come sono, continuando a svilupparli in Spoon dove necessario, e iniziare a sviluppare i nuovi progetti direttamente in Pipeline Designer.
Schema Workbench / Data Source Wizard vs Semantic Model Editor
Il discorso è simile lato analitico. Per anni, la modellazione Mondrian ha vissuto fra Schema Workbench e Data Source Wizard, adesso Pentaho 11 introduce il Semantic Model Editor (SME), un unico strumento web per gestire modelli fisici e semantici.
Continuità con i modelli esistenti
SME è pensato per importare e gestire i modelli Mondrian già esistenti, non per obbligare a ricrearli da zero. Lo stesso schema può quindi vivere un “secondo ciclo di vita” in browser, beneficiando di una UX più moderna e integrata con il resto della suite.
Per chi ha molto patrimonio in cubi e modelli storici, questo è probabilmente l’elemento più importante: la 11 non “rompe” il layer semantico, lo porta semplicemente in un ambiente più adatto alla collaborazione.
Vantaggi del passaggio a SME
- – Workflow unificato: connessioni, tabelle, join, misure e gerarchie si definiscono in un solo strumento, senza salti tra editor diversi.
- – Editing visuale e advanced mode: il canvas grafico semplifica molte operazioni, ma resta la possibilità di accedere all’XML per i casi più complessi.
- – Migliore governabilità: i modelli vivono in un contesto più strutturato, versionabile e più facile da condividere con il resto del team.
Una migrazione da pianificare
Anche qui, il punto non è “convertire tutto subito”, ma scegliere un percorso e un punto da dove iniziare: per i nuovi modelli e i nuovi casi d’uso analitici ha senso lavorare direttamente in SME, beneficiando da subito del workflow web. I modelli storici più delicati, usati in report regolamentari o processi critici, meritano invece un percorso dedicato: import, verifica, test con gli utenti e solo dopo eventuale switch completo.
PUC classica e Modern PUC: coesistenza controllata
Lato utenti business, la novità più visibile è la nuova Pentaho User Console (“Modern PUC”), che affianca per ora la console storica.
Questa coesistenza è, di fatto, una forma di retrocompatibilità operativa: chi è abituato alla PUC classica può continuare ad usarla per tutte le funzioni ancora non portate nella nuova UI. Allo stesso tempo, è possibile iniziare a introdurre Modern PUC come punto di accesso per esplorare, eseguire e condividere contenuti, beneficiando di navigazione migliorata, ricerca più efficace e maggiore coerenza con gli altri moduli web.
Una roadmap di migrazione pratica e sostenibile
Mettendo insieme i pezzi, una strategia di migrazione “senza strappi” da una vecchia versione di Pentaho a Pentaho 11 potrebbe articolarsi così:
- Upgrade tecnico alla 11
Utilizzare gli strumenti ufficiali di upgrade a partire da versioni supportate, con backup e ambienti di test dedicati. In questa fase l’obiettivo è solo “far girare” ciò che già esiste, senza cambiare abitudini di lavoro.
- Validazione degli asset esistenti
Verificare che job, trasformazioni, modelli Mondrian e contenuti analitici si comportino come atteso in Pentaho 11, continuando a usare Spoon, Schema Workbench e PUC classica dove necessario.
- Nuovi sviluppi direttamente sui moduli web
Per tutti i nuovi progetti, usare Pipeline Designer per ETL/ELT e Semantic Model Editor per la modellazione, adottando subito il modello web come standard.
- Migrazione graduale dei flussi critici
Selezionare i processi più importanti e, caso per caso, decidere se mantenerli in “modalità legacy” (sviluppo in Spoon, esecuzione su 11) o se portarli in un flusso di sviluppo e manutenzione centrato sui moduli web.
- Onboarding utenti su Modern PUC
Organizzare il passaggio degli utenti business verso Modern PUC partendo da casi d’uso a basso rischio, mantenendo la console storica come rete di sicurezza.
Una release solida, non un salto nel buio
Guardata da questa prospettiva, Pentaho 11 non è una rottura con il passato, ma una piattaforma moderna che chiede di ripensare progressivamente il modo di lavorare, senza buttare via gli investimenti fatti. La retrocompatibilità con job, trasformazioni e modelli esistenti, la coesistenza tra tool desktop e moduli web e la presenza di percorsi di upgrade supportati riducono notevolmente il rischio di “migrazioni traumatiche”.
Allo stesso tempo è bene non raccontarla come “magia”: alcune aree richiedono ancora attenzione (come coverage funzionale completa dei moduli web, gestione di plugin e custom avanzati) e una strategia di adozione personalizzata e ragionata farà la differenza tra un semplice upgrade tecnico e un vero salto di qualità nel modo in cui il team lavora con i dati.
Categoria: BUSINESS INTELLIGENCE

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